Nella pala, proveniente dalla cappella Locatelli della chiesa bolognese dei SS. Gregorio e Siro, si definisce compiutamente la “maniera” di Guercino, tanto che, già all’epoca, gode di ampio riconoscimento, come sottolinea Malvasia: “questo è quel quadro che atterrisce tutti, che spaventa ogn’altro”.
Dall’empireo spicca l’impetuoso gesto dell’angelo, che indica alla Madonna col Bambino il San Guglielmo, in posa deferente, nel momento della solenne investitura, con la vestizione dell’abito monastico e la consacrazione del vescovo.
La complessa e articolata impaginazione dell’episodio ben esprime il meticoloso studio preparatorio, attestato da una nutrita produzione grafica.
A ulteriore dimostrazione della gestazione del dipinto, è il cambiamento della posa di San Guglielmo, rispetto ai disegni preparatori, indicazione di un “pentimento”, quindi di un ripensamento dell’opera: il braccio del santo doveva essere originariamente appoggiato sull’anca, solo successivamente viene rappresentato alzato a sostenere l’abito, in corrispondenza con l’atto di lasciare la spada e, quindi, a voler segnare la svolta nel percorso di vita del santo.
Una luce intensa e vibrante sottolinea il significato dell’episodio, creando una straordinaria sinfonia di gesti, espressioni, forme e colori.
