Nel dipinto, originariamente nell’Oratorio di Santa Croce di Castel Bolognese, l’artista ripropone la leggenda di San Pietro Martire, inquisitore domenicano, originario di Verona, strenuo difensore della fede cristiana e promotore di una campagna agguerrita contro le eresie, assassinato in un agguato da Carino di Balsamo.
L’efferata violenza dell’episodio, sottolineata dalla spada confitta nel petto e dal coltello inferto nel cranio, viene, per così dire, vinta dall’eroica, apollinea imperturbabilità del santo che, vegliato dal cielo, da due putti incuriositi dall’evento, scopre una sintonia con il tronco spezzato.
Tra le selve boscose che fanno da cornice all’episodio, un personaggio tenta di dissolversi nella fuga, probabilmente lo stesso assalitore che non vuole lasciare traccia di sé, quasi a non voler turbare l’equilibrio di una natura ben resa da Guercino nelle soffuse tonalità del verde e dell’azzurrino.
