Le due opere appartenevano probabilmente ad un unico ciclo decorativo collocato in origine nella chiesa bolognese dei Santi Naborre e Felice e realizzato poco dopo la metà del Cinquecento. L’impostazione plastica delle figure riflette l’influenza della tradizione artistica romana e fiorentina a cui Pellegrino Tibaldi si ispirò a più riprese. Le opere sono attualmente conservate presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna.
